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Credenza lombarda del Settecento in noce lastronato in radica, 170 x 60 cm per 95 di altezza. Il fronte è mosso a doppia balestra e le gambe a cabriole sono intagliate a rocaille: repertorio Luigi XV lombardo.
Credenza antica lombarda in noce del XVIII secolo, con struttura mossa e superfici lastronate in radica. Il fronte è “a doppia balestra”, con una doppia curva che prosegue anche sui fianchi: è la forma più difficile da realizzare in un mobile del Settecento, perché ogni elemento della carcassa va sagomato e la lastronatura va poi adattata a una superficie curva su due assi.
Il mobile ha due ante, ciascuna con il suo pomolo in ottone; sull’anta destra è applicata una bocchetta in bronzo dorato traforata, con due putti reggiscudo e un mascherone. Il fronte è mosso a tre risalti e anche i fianchi sono sagomati, così la curva si legge da ogni lato.
Sul fronte la radica di noce è disposta a macchia aperta, cioè con i fogli aperti a libro per ottenere un disegno speculare. Le ante sono lastronate a riserve filettate, con la riserva centrale in radica; i fianchi hanno una lastronatura a spina di pesce.
Il corpo appoggia su un basamento intagliato, ed è con ogni probabilità separabile: sul fianco si legge la linea di battuta. Il grembiule è sagomato, con una cartella intagliata al centro, e le quattro gambe sono intagliate a volute e foglie.
L’anta sinistra aperta mostra il vano foderato con carta decorata a losanghe e un ripiano di fondo.
Le misure sono 170 cm di larghezza, 60 cm di profondità, 95 cm di altezza. È un mobile da parete importante, pensato per un ambiente ampio, dove la sagoma mossa possa essere letta anche di tre quarti: la curva del fronte si apprezza soprattutto di lato.
Sul fianco sinistro sono visibili fori di tarlo antichi; la cornice sagomata del piano presenta usure e piccole mancanze.
La credenza è settecentesca, di produzione lombarda. La scheda indica il XVIII secolo senza precisare il decennio. Le forme mosse, il fronte a doppia curva e l'intaglio a rocaille collocano il mobile nel gusto Luigi XV, che in Lombardia domina all'incirca dal 1730 al 1770.
"Mossa" indica che il mobile non ha superfici piane: il fronte e i fianchi sono sagomati a curva, ricavati da masselli spessi poi lastronati. Su questa credenza il fronte è descritto "a doppia balestra", cioè con due curve contrapposte. È la lavorazione più difficile dell'ebanisteria settecentesca, perché ogni foglio di impiallacciatura va piegato e inciso per seguire la superficie.
La struttura è in noce, con una lastronatura in radica di noce disposta "a macchia aperta", cioè con i fogli aperti a specchio per ottenere un disegno simmetrico. La descrizione indica filettature in essenze più chiare, ipotizzando il bois de rose senza darlo per certo. La conferma delle essenze delle filettature va chiesta a [email protected].
La credenza misura 170 cm di larghezza, 60 cm di profondità e 95 cm di altezza. Sono misure da mobile di rappresentanza: serve una parete libera di almeno due metri per non comprimerlo, e va tenuto conto che le gambe a cabriole allargano l'ingombro visivo rispetto a un mobile a base dritta.
La credenza ha due ante, ciascuna con il suo pomolo in ottone; sull'anta destra è applicata la bocchetta in bronzo dorato. Il fronte è mosso a tre risalti, e questo può trarre in inganno guardando la foto frontale: i risalti sono tre, le ante due. L'unico scatto d'interno mostra l'anta sinistra aperta, con il vano foderato di carta decorata a losanghe e un ripiano. Per le foto dell'altro vano scriveteci a [email protected] o chiamate il +39 329 215 2363.
La produzione lombarda del Settecento si riconosce dalla combinazione di forma bombata e lastronatura in radica di noce, quasi mai in essenze esotiche come nella coeva produzione francese. L'intaglio a rocaille è più contenuto e geometrico di quello veneziano, e il fondo è quasi sempre in noce o in pioppo anziché in abete. Le gambe a cabriole lombarde sono corte e robuste, con il piede appena accennato, mentre quelle piemontesi tendono a essere più slanciate.
I bronzi originali del Settecento sono fusi in terra, quindi hanno superficie leggermente porosa e spessori disuguali, e la cesellatura è ripresa a mano bulino per bulino. Sul retro dell'anta o del cassetto le viti o i perni originali lasciano un solo foro, senza fori di ripiego intorno. Se sotto la placca il legno è più chiaro esattamente nella forma della placca, la ferramenta è probabilmente coeva; se l'ombra non coincide, è stata sostituita. Su questa credenza la descrizione definisce i bronzi "probabilmente originali", quindi la verifica va fatta sulle foto o dal vivo.
La scheda non riporta lo stato di conservazione né gli interventi di restauro: su un mobile lastronato i punti da controllare sono i sollevamenti dell'impiallacciatura sugli spigoli, le integrazioni negli intagli e la tenuta delle gambe. Bertinato Antiques fornisce foto di dettaglio e concorda le visioni ai contatti diretti: +39 329 215 2363 o [email protected].
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